A Trieste il Forum delle donne ricorda Laura Weiss giovedì 1 marzo 2018 alle 17 presso la Sala "Bobi Bazlen" Palazzo Gopcevich, via G. Rossini 4. Intervengono all'incontro Helen Brunner, psicoterapeutica, Maria Grazia Giannichedda, Fondazione Basaglia, Ester Pacor, Presidentessa del Forum delle donne, Melita Richter, sociologa, Federica Parri, moderatrice. Laura Weiss nasce a Graz l'11 ottobre del 1914, laureata in medicina a Pisa, dopo aver svolto la professione medica per alcuni anni, ha svolto gli incarichi di consigliera comunale e provinciale. Fu protagonista negli anni del dopoguerra a Trieste. Questo appuntamento rientra nei cicli di conferenze dedicate alle donne di Trieste che con il loro impegno hanno dato prestigio alla città.

Qui di seguito un ricordo di Maria Grazia Giannichedda su Laura Weiss e il partito comunista triestino dal libro curato da Helen Brunner. 

"Non posso dire di aver conosciuto davvero Laura Weiss anche se ho un ricordo molto vivo di lei, e soprattutto dell’impressione che mi aveva fatto: una donna aperta, comunicativa, affettiva, così diversa da quanti avevo fino a quel momento incontrato nel mondo sconosciuto e un po’alieno che era per me il partito comunista triestino. L’ avrò vista due o tre volte accompagnando Franco Basaglia nei primissimi anni del lavoro a Trieste, tra il 1972 e il ’74; ricordo diverse telefonate di Basaglia a lei, e le non poche volte in cui lui diceva preoccupato “bisogna che chiami Laura…”. Le circostanze di quelle telefonate e di quegli incontri non le ricordo, ma mi è rimasta l’idea che Laura più che una mediatrice fosse una persona che “decodificava”, per così dire, Basaglia ai dirigenti comunisti triestini, e viceversa. O forse la verità è che, se ripenso a quegli anni, non riesco a liberarmi di una percezione che già allora avevo: che le difficoltà di rapporto tra il partito comunista e “noi” - Basaglia, i giovani dell’équipe, il mondo che man mano si raccoglieva attorno al manicomio di San Giovanni e ai suoi eventi - fossero motivate, insieme, tanto da problemi acuti e divergenze reali quanto da un diverso modo di stare al mondo, in parte dovuto al “genius loci” in parte legato a scelte esistenziali precise, esplicite, “politiche” come si diceva, giustamente, all’epoca.
Due ricordi possono spiegare la mia sollevata sorpresa nell’incontrare una persona come Laura Weiss. Il primo risale all’estate del ’72, quando ero appena arrivata a Trieste e nell’ospedale psichiatrico già si progettava una cooperativa che facesse fare lavoro “vero”, cioè riconosciuto come tale, agli internati che già lavoravano in “ergoterapia”. Uno dei leader di quest’impresa era Tullio Fragiacomo, infermiere, sindacalista, comunista, che sapeva e raccontava tante storie sulle lotte politiche della sinistra in quel pezzo d’Italia. Un giorno andai con Tullio a parlare della cooperativa con Claudio Tonel, allora segretario provinciale del Pci. La sede della Federazione, in via Capitolina, era pulita e ordinata, tante stanze con porta chiusa e il nome e titolo di chi la
occupava. Mi fece l’impressione di un ufficio pubblico, molto diversa dalla Federazione popolosa e disordinata di Sassari, che noi del movimento studentesco eravamo abituati a frequentare pur non essendo iscritti. Ma non fui capace di trarre le giuste conseguenze da quell’impressione. Così,
ricordo ancora lo sguardo divertito di Fragiacomo, e quello appena infastidito di Tonel, quando gli strinsi la mano dandogli del tu e sedendomi, poco dopo, sul suo tavolo….
Poi ci fu l’incontro con il corpo del Pci triestino, a seguito di una telefonata a Basaglia in cui qualcuno dei dirigenti riportava le perplessità, le preoccupazioni, e anche il fastidio, dei compagni di una sezione che portava il nome della mitica navicella spaziale “Vostok” e che stava accanto
all’ospedale psichiatrico. La “Vostok” aveva un bel campo di bocce che suscitava l’interesse di alcuni internati anziani e male in arnese che, in divisa da manicomio o in pigiama, se ne stavano a guardare le partite silenziosi, incomprensibili e maleodoranti. Basaglia mi disse di andare a vedere e
così mi trovai in un’assemblea di sezione, con una trentina di anziani che ascoltavano disciplinatamente la relazione del segretario, che cominciò con il quadro mondiale e arrivò dopo un’oretta alla città e al quartiere. Sono poi andata, anzi siamo andati molte volte in quella sezione e in altre, senza però riuscire a ricomporre, per quanto mi riguarda, il senso di estraneità che quelle persone mi ispiravano, insieme a una specie di tenerezza che poteva diventare simpatia nelle feste dell’Unità, tra il ballo liscio e i cevapcici.
Con Laura Weiss era diverso. A uno degli incontri con Basaglia una volta c’era anche Vittorio Vidali, anzi credo che Laura avesse esplicitamente organizzato l’incontro con lui, forse nel corso delle trattative per aprire un centro di salute mentale a Muggia. Lui mi sembrò vecchissimo e
impenetrabile, una specie di convitato di pietra che era stato dalla parte giusta della storia ma che non poteva comunicare con la storia che cercavamo di costruire noi. Con Laura, che pure era già anziana, la comunicazione sembrava invece se non facile possibile, me la ricordo arguta ma non distante né diffidente, carismatica ma in realtà eccentrica, pensavo allora, sia come comunista che come triestina. Col tempo, cioè coi decenni, ho poi imparato quanto lei rappresentasse, in realtà, una delle molte anime di Trieste, che la liberazione dal manicomio ha cercato di intercettare e con cui credo, spero si sia integrata."