In due appelli distinti, le realtà della Salute Mentale e gli Urbanisti romani si pronunciano contro l’accordo tra Regione e Comune sul S.Maria della Pietà.

Il primo appello è delle realtà della Salute Mentale regionale, associazioni di volontariato, dei familiari, pezzi significativi della storia e della memoria della battaglia per l’apertura dei manicomi, a 40 anni dall’approvazione della Legge 180.
Nell’appello si ricorda che i redditi degli Ex Ospedali Psichiatrici devono essere investiti, per Legge, nei progetti regionali di Salute Mentale, cosa che non è mai avvenuta e che, oggi, con il ventilato accordo Regione-Comune rischia di sfumare per sempre.
Ricostituire un polo sanitario con particolare propensione per le patologie mentali, le dipendenze, la disabilità significherebbe lavorare contro lo spirito e i contenuti delle norme di riforma psichiatrica.”

Il secondo appello, raccoglie, invece, le voci di alcuni fra gli urbanisti storici della città e di realtà ambientaliste e per la difesa dei territori.
La critica al Piano di “città della Salute” è durissima: “Lontane anni luce dai bisogni e dalle proposte dei cittadini, le istituzioni stanno procedendo alla realizzazione di una assurda centralità urbana: un Municipio con intorno un Polo Sanitario. Una pianificazione “non sense” legata ad interessi altri da quelli della città”. E concludono con: “Non si facciano accordi infausti, le istituzioni si aprano agli strumenti partecipativi con l’ascolto, l’informazione, e il coinvolgimento rispettando il Regolamento della Partecipazione e le norme del PRG ancora vigenti“.


S.Maria della Pietà
Appello al Presidente Zingaretti, alla Sindaca Raggi, al Presidente Campagna

Vi scriviamo per ricordarvi che le scelte sull’utilizzo del Complesso S. Maria della Pietà non possono essere fatte senza tener conto del percorso di chiusura degli ospedali psichiatrici e soprattutto delle regole e delle normative che riguardano il loro riutilizzo e la loro produzione di reddito.
Stiamo parlando dell’ex Manicomio di Roma, luogo simbolo, prima dell’orrore dell’istituzione totale e poi della battaglia di liberazione che ha portato alla legge di riforma psichiatrica più avanzata del mondo, la Legge n.180, 13 maggio 1978, inglobata successivamente dalla Legge n.833, 23 dicembre 1978 “Riordino del Sistema Sanitario Nazionale”.
I ritardi presentati dalle Regioni nell’attuazione della chiusura degli ospedali psichiatrici e nell’attivazione di servizi territoriali, hanno reso necessario
stabilire un criterio di “risarcimento” tanto che i Governi che si sono avvicendati negli anni lo hanno ribadito e fissato con norme nelle diverse leggi finanziarie. “ I beni mobili ed immobili degli Ospedali Psichiatrici dismessi possono essere utilizzati per attività di carattere sanitario purché diverse dalla prestazione di Servizi per la salute mentale… … ed essere destinati alla produzione di reddito per finanziare quanto previsto dal Progetto Obiettivo Nazionale tutela e promozione della salute mentale.
L’insieme del quadro normativo nazionale e regionale, sia concettualmente sia materialmente, è stato totalmente disatteso da quel dicembre 1999 in cui l’ultimo paziente ha lasciato il S. Maria della Pietà.

Ricordiamo che non un reddito prodotto dal Complesso S. Maria della Pietà (come ad esempio gli affitti per le sedi amministrative), è stato riversato nei Progetti per la Salute Mentale.

Ed ancora che una serie di realizzazioni fatte con soldi pubblici che avrebbero potuto attrarre risorse sono state smantellate. E’ il caso degli Ostelli e della mensa realizzati per il Giubileo 2000, smantellati nel 2003, con l’aggravante che in quelle strutture operavano anche cooperative integrate a cui, quindi, è stata sottratta anche una possibilità di lavoro e di integrazione.

Inoltre la ASL Roma1, a cui è stata completamente delegata la gestione del bene, ha reintrodotto Servizi di carattere psichiatrico (anche nei padiglioni destinati ad ostello) in contrasto con la normativa vigente.

Oggi cogliamo con grande preoccupazione la determinazione della Regione Lazio a realizzare la “città della salute e del benessere” lasciando alla ASL Roma1 la gestione e la proprietà del Complesso.

Questa ipotesi progettuale non tiene minimamente conto degli obblighi di legge ed in particolare della Legge n.388, 23 dicembre 2000 art.98 comma 3 (utilizzo rendita derivante ex OP), non individua alcuno strumento con il quale destinare i redditi prodotti ai Progetti per la Salute Mentale e rischia di accreditare l’operato della ASL Roma1 volto a trasferire dei Servizi e delle strutture residenziali afferenti al Dipartimento di salute mentale all’interno del Complesso.

Ricostituire un polo sanitario con particolare propensione per le patologie mentali, le dipendenze, la disabilità significherebbe lavorare contro lo spirito e i contenuti delle norme di riforma psichiatrica.

Tanto più tutto questo è grave in un momento in cui il sistema pubblico di Servizi per la salute mentale della Regione è in crisi drammatica e che nel dibattito nazionale c’è chi promuove la cancellazione della Legge di riforma psichiatrica.

Il movimento associativo e migliaia di cittadini hanno promosso, negli anni, con competenza e determinazione un uso socioculturale del Complesso S. Maria della Pietà, per rispondere ai bisogni della cittadinanza ed insieme per rispettare le regole e le leggi vigenti.

Vi chiediamo di ascoltare.

I primi firmatari:

Daniela Pezzi, Presidente Consulta Regionale Salute Mentale; Maria Grazia Giannichedda, Presidente Fondazione Franca e Franco Basaglia; Marinella Cornacchia, Presidente ARESAM (Associazione Regionale Salute Mentale; Maria Antonietta Buonagurio, Presidente dell'A.R.A.P. (Associazione per la Riforma dell'Assistenza Psichiatrica); Giacomo Nicastro DI.PSI.GRA (Difesa Ammalati Psichici Gravi Italiana -Onlus); Elena De Sanctis Gentili, Presidente Associazione di Familiari per la Salute mentale "Oltre le Barriere"; Silvia Gnetti, Cittadinanza Attiva; Valentina Calderone, direttrice di “A Buon Diritto”; Lotario Turini,Presidente Associazione Solaris; Giovanna Penati, Associazione di Volontariato Scalea 93

APPELLO    

per fermare il Protocollo tra Regione, Comune, Città Metropolitana e Asl Rm1

Il S. Maria della Pietà, emblema di una città possibile

Il progetto di sanitarizzazione del complesso di S. Maria della Pietà, perseguito da Regione ed ASL e oggi sottoposto alla firma del Comune e della Città Metropolitana, rischia di chiudere nel peggiore dei modi un esperimento di partecipazione democratica e civile straordinario, durato per oltre 20 anni.

Il Santa Maria della Pietà è una Centralità urbana del Piano Regolatore. Vuol dire un polo di interesse sociale e pubblico, un punto di riferimento per quella che doveva essere la “città policentrica”.

Perché le Centralità Urbane questo sarebbero dovute essere piuttosto che semplici aree di sviluppo edilizio.

La straordinaria battaglia dei cittadini, sul S. Maria della Pietà ha permesso, già nel 2003, in sede di discussione del nuovo Piano Regolatore, di rendere il S. Maria della Pietà l’unica Centralità completamente pubblica e priva di progetti edificatori.

Un luogo storico, di grande qualità ambientale ed architettonica, con una valenza simbolica eccezionale, simbolo della “rivoluzione basagliana”, con la chiusura del Manicomio.

Un luogo intorno a cui si sono mobilitate le energie e le intelligenze di centinaia di cittadini consapevoli per un lunghissimo tempo.

Il S.Maria della Pietà è stato il simbolo di una possibilità, la costruzione di una pianificazione urbana partecipata, pensata, sociale.

Occasione già sfiorata e persa più volte come nella gestione istituzionale delle opere del Giubileo 2000.

Oggi, gli accordi istituzionali, stanno rappresentando l’ennesimo schiaffo alla progettualità diffusa e democratica.

Lontane anni luce dai bisogni e dalle proposte dei cittadini, le istituzioni stanno procedendo alla realizzazione di una assurda centralità urbana: un Municipio con intorno un Polo Sanitario. Una pianificazione “non sense” legata ad interessi altri da quelli della città che vede ancora tante strutture ospedaliere vuote da anni ed in grave degrado.

Il S. Maria poteva essere la prima Centralità in cui, davvero, si sarebbe potuta sperimentare la pianificazione urbana prevista dal Piano Regolatore e troppo spesso scavalcata, elusa, deformata dalla subalternità agli interessi economici.

C’è il luogo, la storia ed una Comunità consapevole e competente, ci sono le regole e gli strumenti formali per fare del S.Maria della Pietà un luogo pubblico di aggregazione, cultura, formazione, servizi di livello Europeo.

C’è anche una Delibera Comunale proposta dai cittadini e raccolta dal Consiglio votata nel 2015 da consiglieri di maggioranza e opposizione.

E c’è una Proposta di Legge Regionale presentata da 12.000 cittadini.

Ci sono infine le norme tecniche del PRG da rispettare sull’attuazione delle Centralità che il Protocollo proposto rende inutili.

Ci appelliamo al Comune di Roma, alla Città Metropolitana ed alla Regione Lazio perché non si perda questa ennesima occasione.

Non si facciano accordi infausti, le istituzioni si aprano agli strumenti partecipativi con l’ascolto, l’informazione, e il coinvolgimento rispettando il Regolamento della Partecipazione e le norme del PRG ancora vigenti.

Primi firmatari:
Mirella Belvisi, Vezio De Lucia, Enzo Scandurra, Carlo Cellamare, Vittorio Emiliani, Paolo Berdini, Vittorio Sartogo, Angelo Zola, Piero Bevilacqua, Antonio Castronovi, Gaia Pallottino, Bernardo Rossi Doria, Mimmo Rizzuti, Riccardo Troisi, Gualtiero Alunni, Cristiana Scotti Mancinelli, Alfonso Perrotta, Marcello Paolozza, Alberto Benzoni, Francesco Sanvitto.