Le carte e la memoria. Venezia, gennaio 2015

Archivio Basaglia: la rassegna stampa e il seminario

La presentazione dell’Archivio Basaglia è stata una buona occasione di discussione, sia sulla stampa che nel corso del seminario Le carte e la memoria che si è tenuto lo scorso 31 gennaio a Venezia nell’Isola di San Servolo, sede della Fondazione Basaglia. 

L’evento, che ha voluto ricordare Franca Ongaro Basaglia scomparsa nel gennaio di dieci anni fa, è stato un momento di riflessione su memoria e storia della riforma psichiatrica in Italia e sull’inevitabile ricorso a quella storia per interpretare e agire il presente.

Gli archivi sono per loro natura spazi votati alla conservazione della conoscenza sugli eventi passati, per cui è un fatto usuale che storici e archivisti si appassionino quando vengono aperti nuovi luoghi dove le carte possono essere consultate, studiate. Ma quando questa passione è condivisa da studentesse e studenti delle scuole medie, da universitari e da un pubblico vasto di cittadini e testimoni, si può creare un clima speciale, che è quello che si è prodotto nella giornata di Venezia e che merita di essere sottolineato. 

La conclusione dell’inventario dei materiali dell’Archivio è un avvenimento importante - ha sottolineato aprendo il seminario Alberta Basaglia, vicepresidente della Fondazione. Questo Archivio può consentire una migliore comprensione delle origini della riforma psichiatrica italiana attraverso documenti inediti di varia natura oggi a disposizione degli studiosi, in particolare attraverso le carte appartenute a Franco e Franca Basaglia, entrambe figure centrali nel processo che ha portato alla riforma italiana del 1978 e che ha comportato una rottura rispetto all’esclusione delle persone con disturbo mentale che avveniva negli ospedali psichiatrici.

Se Franco Basaglia è stato il leader riconosciuto del variegato movimento di operatori e amministratori pubblici che negli anni Sessanta e Settanta si era mobilitato per la riforma, Franca Basaglia ha continuato a svolgere un ruolo chiave anche negli anni successivi, sia come intellettuale che come parlamentare, nel promuovere l’applicazione della riforma, l’associazionismo dei familiari e, nei primi anni del duemila, la nascita del Forum Salute Mentale.

Questo suo ruolo è stato evidenziato nella tavola rotonda coordinata dalla giornalista del quotidiano La Repubblica Simonetta Fiori, e che ha visto la partecipazione di Gisella Trincas, presidente dell’Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale; di Nico Casagrande, che ha lavorato con Basaglia a Gorizia e a Trieste; di Maria Grazia Giannichedda, che ha recentemente curato una nuova edizione degli scritti di Franca Ongaro (Salute e malattia. Le parole della medicina, Edizioni Alfabeta Verlag, 2012) ed è presidente della Fondazione; di Giovanna del Giudice, presidente della ConfBasaglia, e di Franco Rotelli, che è succeduto a Basaglia nella direzione di Trieste e che attualmente presiede la commissione Sanità della Regione Friuli Venezia Giulia.

Franca Basaglia è stata inoltre tra le protagoniste di un altro processo di liberazione che ha attraversato la società italiana, quello delle donne. A ricordarlo è stato l’intervento delle docenti e studenti dell’Istituto Comprensivo di Lido e Pellestrina (Venezia) che recentemente è stato intitolato a Franca Ongaro dopo lavoro di studio e ricerca che ha coinvolto studentesse e studenti, incentrato sulla sua figura di donna e sul suo impegno sociale e civile. 
A Franca Basaglia va anche il merito di aver costruito il nucleo di partenza dell’Archivio attraverso un lavoro di raccolta e schedatura dei materiali del lavoro intellettuale che svolgeva con Franco. Lo ha ricordato il supervisore dell’Archivio, Leonardo Musci, nel corso della seconda parte della mattinata, che ha visto gli interventi di Erilde Terenzoni, sopraintendente archivistica per il Veneto, di  Fausta Bressani, della sezione Beni culturali della Regione Veneto, di Tommaso Losavio, responsabile del progetto di chiusura del S. Maria della Pietà, di Silvia Jop, redattrice di Lavoro Culturale, di Fabio Mugnaini, del Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università di Siena, e di Daniele Pulino, assegnista dell’Università di Sassari e collaboratore della Fondazione Basaglia.

Gli interventi hanno ragionato sul patrimonio rappresentato dall’Archivio e sulle potenziali ricadute sull’oggi delle suggestioni offerte dalle pratiche e politiche di trasformazione che l’Archivio documenta. Anche perché – come ha osservato in conclusione Maria Grazia Giannichedda “il monito di Primo Levi è accaduto e quindi può accadere di nuovo può certo essere riferito al manicomio che infatti sta rinascendo sotto i nostri occhi, ma può anche essere ribaltato: il processo di liberazione da quella negazione dell’umanità che il manicomio produceva può accadere di nuovo, se resta viva la memoria che questo è possibile”.
(dp)

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