Marco Cavallo e le sue avventure. La battaglia del cavallo che liberò i malati di mente.

Il 5 aprile 2013 la Biblioteca Comunale Franco Basaglia ha ospitato una bella giornata dei Laboratori di Cittadinanza. Protagonista dell'incontro Marco Cavallo e le sue straordinarie avventure. Hanno partecipato le bambine e i bambini della classe IV C dell'Istituto Comprensivo Borromeo e classe V A dell'Istituto Comprensivo Donati, plesso Alberto Sordi e quelli della Scuola Elementare Santa Barbara di Mestre (Venezia) che sono arrivati insieme a Sara Cavallaro e Alberta Basaglia, della Fondazione Basaglia. La giornata è stata anticipata da una cena organizzata all'Istituto Borromeo per far incontrare le bambine e i bambini.

La Biblioteca Franco Basaglia è un luogo simbolico e un punto di riferimento per la vita del XIX Municipio di Roma. Il nome è importante perchè, come racconta con passione il direttore Aldo Coccia, vuole ricordare a tutti che proprio lì a due passi dalle sale piene di libri, sorgeva l'ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà. Anche per questo la biblioteca ospita oggi persone in difficoltà rappresentando un punto di  incontro per tutta la comunità, un luogo vivo, una fonte di memoria. Ospiti della giornata, insieme alle bambine e ai bambini delle scuole, i ragazzi del Liceo Scienze Sociali di Via Asmara e quelli dell'Associazione Fuori Onda che hanno partecipato ai laboratori.

Protagonisti indiscussi della giornata i bambini che hanno raccontato i mesi di lavoro dedicati alla figura di Marco Cavallo. Era il 12 giugno 1972 quando il presidente della Provincia di Trieste riceve una lettera firmata «Marco Cavallo», in cui l'animale, che ha sentito l'odore del mattatoio cui sembra essere destinato, rivendica il diritto a un meritato pensionamento, testimoniando la volontà di molti suoi amici umani che vivono nello stesso Ospedale psichiatrico di Trieste, di provvedere al suo sostentamento.

È così che comincia la storia di Marco Cavallo, che non sarà venduto e non morirà ma che anzi continua ancora oggi a vivere e a galoppare per il mondo, portando in groppa l'uomo che ha scritto per lui quella lettera e molti altri suoi compagni di avventura. E' il 1973, infatti, quando gli ospiti del manicomio di San Giovanni costruiscono un enorme cavallo blu di cartapesta che sfilando di città in città diventerà il simbolo, ilare e picaresco, di quella liberazione che è stata la cosiddetta riforma Basaglia, la legge 180 che ha trasformato l'istituzione manicomiale e soprattutto la condizione di molti dei suoi degenti.

E come nel 1973 si costruì un laboratorio aperto che accolse per due mesi centinaia di ospiti del manicomio invitati a raccontare e partecipare, scrivendo libri colorati su grandi fogli bianchi e racconando storie e poesie, oggi sono i bambini e le bambine del 2013 che ricostruiscono nei laboratori delle loro scuole la storia del cavallo Marco restituendogli forza e memoria attraverso il racconto di storie sulla libertà, l'uguaglianza, l'amore, l'amicizia e il rispetto.

I primi passi e i viaggi di Marco Cavallo vengono ricostruiti e presentati da un videoclip realizzato dall'Associazione FuoriOnda e dalla classe IV AF del Liceo delle Scienze umane di Via Asmara.

Poi arriva il momento speciale, quello in cui le bambine e i bambini raccontano il loro punto di vista sulla storia di Marco Cavallo attraverso immagini, disegni, pensieri, suggestioni che descrivono il lavoro svolto nei mesi precedenti.

Parlano Francesco e Matteo e raccontano di aver costruito con i loro compagni un cavallo di cartapesta con una fessura per inserire dentro i loro pensieri, i desideri e le paure. Mostrano ai loro amici, tra cui quelli di Venezia che non hanno potuto essere presenti ma sono collegati in diretta streaming, i disegni dell'uomo di vetro che grida “la mia innocenza non è riconosciuta da nessuno” oppure quello che ritrae San Francesco che cita la libertà come "la cosa più bella che anche i matti devono avere". E poi ancora il disegno di Franco Basaglia, “il medico che ha distrutto la porta dei manicomi per fa passare Marco Cavallo”. Per i bambini la libertà deve essere donata a tutti. Per ogni bambino una frase di libertà: "la pazzia non è contagiosa ma gli altri la prendono come se lo fosse", "il cambiamento puo avvenire se le nostre mura interiori verranno distrutte". E così viene presentato l'uomo che ha paura che il sole scompaia e poi l'uomo dal cappello di neve e quello albero: semplicemente per non dimenticare di essere liberi con la fantasia e, soprattutto, per dire che essere liberi significa - prima di ogni altra cosa - essere se stessi.

Dopo i bambini di Roma è il turno di quelli di Venezia che raccontano il loro appassionato lavoro svolto nei laboratori per raccontare la nascita di Regina Cavalla, venuta al mondo in un'aula della loro scuola perchè sembrava che Marco si sentisse un poco solo. Il lavoro è stato documentato attraverso un video molto divertente che racconta le loro frenetiche giornate nella costruzione di Regina Cavalla. E insieme alla costruzione della figlia di Marco Cavallo, i bambini hanno realizzato un libro di filastrocche, donato alla Fondazione Basaglia: "era una giornata di sole e nel prato spuntavan le viole..il signor tip con occhiali e cappello spariva nel vento... la sua vista era strana il suo cappello era una rana, si inoltrò nella foresta e vide un orso senza testa... scoprì i conigli giocare a carte... il signor trip rimasto solo aveva il morale al suolo..." . Così comincia lo straordinario lavoro delle bambini e dei bambini della scuola di Mestre che dopo aver terminato il loro libro di filastrocche lo hanno raccontato per giorni alla città incontrandosi con gli adulti e spiegando le meravigliose avventure di Marco Cavallo a chi non le ha conosce. Insieme a loro ha lavorato una persona molto speciale, Alberta Basaglia, la figlia di Franco, che racconta la cena della sera precedente e il dono fatto ai bambini di biscotti a forma di piccoli cavalli azzurri.

Marco Cavallo oggi rappresenta la speranza e lo strumento per rafforzare, stimolare e provocare il desiderio e la memoria del cambiamento, allontanando la smemoratezza che rischia di appiattire e cancellare dal presente ogni traccia del passato.Il cavallo non deve essere rinchiuso ma deve continuare a “correre”, deve continuare a girare il mondo. Grazie al lavoro dei bambini il cavallo è ancora libero di girare e raccontare la sua storia.

 "Marco Cavallo, come simbolo della libertà da contrapporre alla miseria della psichiatria, fu un'esperienza unica. Ancor oggi, a distanza di tanti anni, fornisce materiale per accese dispute sul senso e la convenienza di utilizzare un simbolo quale elemento rappresentativo del cambiamento, un simbolo intorno al quale possano riunirsi uomini che vogliano e siano in grado di riconsocersi in una speranza".

Franco Basaglia ("Il cavallo azzurro che portò i matti fuori dal manicomio", prefazione del 1979 all'edizione tedesca di 'Marco Cavallo' ).