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Sabato 30 settembre 2017 si è svolta in molte città italiane la manifestazione indetta dalla CGIL contro la violenza maschile. Lo slogan con il quale le donne sono state chiamate a scendere in piazza è stato Riprendiamoci la libertà! Susanna Camusso, segretaria generale CGIL, invita le donne a manifestare perchè «il linguaggio utilizzato dai media e il giudizio su chi subisce violenza, su come si veste o si diverte, rappresenta l’ennesima aggressione alle donne. Così come il ricondurre questi drammi a questioni etniche, religiose, o a numeri statistici, toglie senso alla tragedia e al silenzio di chi l’ha vissuta».
Da qui l’appello «agli uomini, alla politica, ai media, alla magistratura, alle forze dell’ordine e al mondo della scuola per un cambio di rotta nei comportamenti, nel linguaggio, nella cultura e nell’assunzione di responsabilità». E' necessario comprendere che le parole sono armi, sono pesanti, lasciano tracce profonde ed indelebili, determinano l'humus in cui si coltiva la «legittimità» della violenza, la giustificazione dell'inversione da vittima a colpevole.

L'appello

Avete tolto senso alle parole.

 

Volete togliere senso ai numeri che parlano di un dramma. Non sapete quanto pesa denunciare e quale scelta sia. Ogni denuncia porta con sè la nuova violenza di cronache morbose, pornografiche, che trasformano le vittime incolpevoli.

 

Non sapete dare un senso al silenzio che le donne scelgono, o a cui sono costrette e lo occultate nelle statistiche che segnano una lieve diminuzione delle denunce, seppellendo nei numeri il peso permanente della violenza, degli stupri, dei femminicidi. 

 

Avete tolto senso alle parole quando trasformate la violenza contro le donne in un conflitto etnico, razziale, religioso. 

 

Avete tolto senso alle parole quando difendete il vostro essere uomini, senza pensare all'ulteriore violenza che infliggete: donne nuovamente vittime, oggetto dei vostri conflitti di supremazia.

 

Quando riecheggia il fatidico “dove eravate?”, vorremmo noi chiedervi “dove siete?” Siamo uscite dal silenzio, abbiamo detto se non ora quando ed ancora nonunadimeno. Abbiamo colorato piazze, città, la rete, le nostre vite perché vogliamo vivere ed essere libere.

 

Reagiamo con la forza della nostra libertà all'insopportabile oppressione del giudizio su come ci vestiamo o ci divertiamo.

 

Ci vogliamo riprendere il giorno e la notte, perché non c'è un "mostro" o “un malato” in agguato, ma solo chi vuole il possesso del nostro corpo, della nostra mente, della nostra libertà. Non ci sono mostri o malati,ma solo il rifiuto di interrogarsi, il chiamarsi fuori che alla fine motiva e perpetua la violenza. 

 

Le parole sono armi, sono pesanti lasciano tracce profonde ed indelebili, determinano l'humus in cui si coltiva la "legittimità" della violenza, la giustificazione dell'inversione da vittima a colpevole.

 

Ci siamo e continueremo ad esserci per riaffermare che la violenza contro le donne è una sconfitta per tutti e ci saremo ancora perché vogliamo atti e risposte:

- La convenzione di Istanbul è citata, ma non applicata, farlo!

- La depenalizzazione dello stalking, va cancellata - ora!- 

- La cultura del rispetto si costruisce a partire dalla scuola, dal senso delle parole, si chiama educazione!

- Agli operatori della comunicazione tutti, chiediamo che ci si interroghi e si decida sul senso dell'informazione, sul peso delle parole ed esigiamo la censura di chi si bea della cronaca morbosa.

- Ancora una volta risorse e mezzi per i centri antiviolenza, case sicure, e norme certe per l'inserimento al lavoro.

- Vogliamo che venga diffuso e potenziato il servizio di pubblica utilità telefonico contro la violenza sessuale e di genere, adesso!

- Alla magistratura e alle forze dell'ordine, che venga prima la parola della donna in pericolo, della donna abusata, che non si sottovaluti, che non si rinvii, che si dia certezza e rapidità nelle risposte e nella protezione.

 

Chiediamo a tutti, pesate le parole. Sappiate che non si può cancellare la nostra libertà.

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Martedì 19 settembre conferenza stampa presso il Senato della Repubblica (Sala Caduti di Nassirya) in occasione e della presentazione del disegno di legge n. 2850 che ha come primi firmatari i senatori Dirindin e Manconi. Il ddl si propone di rilanciare e dare concreta attuazione alla l. 180 nella convinzione - come si dice nella relazione di presentazione - che oggi sia necessario rilanciare l’attualità dei suoi principi fondanti, superare le difformità territoriali, rispondere alle nuove domande, promuovere le condizioni per una sua concreta attuazione, favorendo il superamento delle attuali carenze applicative.

 

Il disegno di legge 2850 è il risultato di un lungo lavoro di confronto e approfondimento con numerosi esperti, professionisti, associazioni e persone che con impegno e competenza si impegnano quotidianamente per il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali delle persone con problemi di salute mentale e chiedono concrete misure per garantire una presa in carico globale e rispettosa della dignità, percorsi di inclusione e di promozione sociale, anche alla luce delle attuali direttive nazionali ed internazionali.

Intervengono Nerina Dirindin e Luigi Manconi, partecipano senatrici e senatori firmatari del disegno di legge.

Saranno presenti rappresentanti delle persone con disturbo mentale e del mondo dei professionisti.

Fra gli altri, Stefano Cecconi (Stop Opg), Vito D’Anza (Forum Salute Mentale), Antonello D’Elia (Psichiatria Democratica), Peppe Dell’Acqua (Forum Salute Mentale), Giovanna Del Giudice (Conferenza Basaglia), Gianluigi Di Cesare (Presam, Prevenzione salute mentale), Josè Mannu (Società Italiana Riabilitazione Psicosociale), Walter Di Munzio (Società Italiana Epidemiologia Psichiatrica), Maria Grazia Giannichedda (Fondazione Franco e Franca Basaglia), Antonio Maone (WAPR Europa), Roberto Mezzina (DSM Trieste), Daniele Piccione (Consigliere giuridico CSM), Gisella Trincas (Unasam).

Terzo appuntamento del programma "Prima della 180. Fatti temi protagonisti" promosso dalla Fondazione Franca e Franco Basaglia: la presentazione del libro IL MANICOMIO DEI BAMBINI Storie di istituzionalizzazione, di Alberto Gaino, che si terrà il 21 giugno alle ore 17 presso la FONDAZIONE BASSO (Via della Dogana Vecchia, 5 Roma) in collaborazione con la campagna STOPOPG per l’abolizione degli ospedali psichiatrici giudiziari.

Discutono con l’autore
Alessia De Stefano, psichiatra Centro di Salute Mentale Va Palestro ASL Roma 1.
Tommaso Losavio, già direttore del progetto di chiusura dell’ospedale Psichiatrico S. Maria della Pietà di Roma
Gianni Tognoni, Istituto Mario Negri, Milano
Coordina: Maria Grazia Giannichedda, Fondazione Franca e Franco Basaglia e comitato nazionale STOPOPG

«Avevo tre anni quando un’assistente sociale mi portò a Villa Azzurra che di quel colore non aveva proprio nulla. Ci finii perché quella buona donna di mia mamma mi aveva avuto da un uomo che della paternità se ne infischiò allegramente, non l’ho mai incontrato. Lei era giovane e sola…»

Comincia così, con una storia terribilmente simile a molte altre, questo libro scritto per non dimenticare. Raccogliendo le cronache e le testimonianze di chi ha passato la propria infanzia dentro i manicomi, Alberto Gaino costruisce un racconto di quello che avveniva fra gli anni ’60 e ’70, prima della Legge Basaglia del 1978, senza tuttavia trascurare il presente e il futuro del disagio psichico, spostando l’analisi sui tagli ai servizi pubblici, sulla metamorfosi dei vecchi istituti, fino agli abusi degli interventi psichiatrici. In questo scenario, si allarga lo sguardo sulle odierne forme di disagio psichico giovanile e sull’adeguatezza ed efficacia degli interventi da parte della società.

Nel corso del dibattito, si punterà l’attenzione anche sulla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari e sulle attuali minacce di un pesante ritorno indietro.

La presentazione si inserisce tra le iniziative del progetto PRIMA DELLA 180. Fatti temi protagonisti con cui la Fondazione Basaglia propone un percorso di  riflessione sulle radici e le ragioni della riforma che nel 2018 compirà quaranta anni. Gli appuntamenti sono iniziati il 20 aprile presso la Casa della memoria e della storia, a Roma, con la presentazione del libro di Daniele Pulino "Prima della 180. Psichiatri, amministratori e politica, 1968-1978" (edizioni alpha beta verlag, settembre 2016). Il secondo appuntamento c'è stato il 24 maggio, sempre presso la Casa della memoria e della storia a Roma, per la presentazione del film documentario e del progetto editoriale Padiglione 25, alla presenza degli autori.  

INFO: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.+39 349 8246184

*Alberto Gaino è giornalista a il Manifesto nei primi anni Settanta, dal 1981 è stato cronista prima a Stampa Sera, poi a La Stampa. Negli ultimi 24 anni del suo lavoro si è occupato essenzialmente di cronaca giudiziaria. Ha seguito le principali inchieste della magistratura svoltesi a Torino. Da ottobre 2013 è prepensionato.

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Alcuni Ordini del Giorno sono stati presentati e approvati alla Camera per condizionare l’attuazione della norma che rischia di riportare in vita gli Opg consentendo l’ingresso nelle Rems di persone detenute che in carcere manifestano disturbi mentali. Questa norma (art. 1 comma 16 lettera d AC 4368) si trova all’interno del Disegno di Legge AC 4368 “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all'ordinamento penitenziario” che è stato approvato con voto di fiducia il 14 giugno 2017.
Stopog ha espresso apprezzamento su questi Odg nell’incontro tra una delegazione del Comitato Nazionale StopOpg (Stefano Cecconi, Maria Grazia Giannichedda, Denise Amerini) e l'on. Mario Marazziti Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera.

L’importante Ordine del Giorno presentato dal Presidente Marazziti -  insieme al Presidente della Commissione Ambiente on. Realacci e altri  - restringe di molto la possibilità di ricovero nelle Rems testualmente:limitare per casi eccezionali e transitori- per i detenuti (con sopraggiunta malattia mentale o in osservazione) e per le persone con misure di sicurezza provvisoria. Mentre, come il Comitato auspicava, afferma che il diritto alla salute e alle cure dei detenuti va garantito con adeguata potenziamento delle sezioni di cura nelle carceri e attraverso misure alternative alla detenzione, e sempre con la presa in carico da parte dei servizi di salute mentale delle Asl. Infine è importante che l’O.d.G. affronti anche la questione delle Case di Cura e Custodia.

StopOpg, consapevole che gli Ordini del Giorno, pur vincolanti e chiari, non sono atto di legge, convengono nell'insistere con il Governo affinché siano rispettati. 

Infine, durante l’incontro, si è convenuto necessario mantenere alta l’attenzione sul processo di superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, sulle criticità aperte, sull’esperienza delle Rems e sullo sviluppo delle pratiche di cura e riabilitazione che consentono l’adozione delle misure alternative alla detenzione, nello spirito della legge di Riforma 81/2014. E tenuto conto dell’importante delibera del Consiglio Superiore della Magistratura (vedi CSM 19.4.2017)

Gli Ordini del Giorno approvati:

9/4368/4. Piazzoni, Mariano, Carnevali, Capone, Patriarca, Paola Bragantini, D’Incecco, Amato, Palese

9/4368/5. Daniele Farina, Andrea Maestri

9/4368/6. Miotto, Palese

9/4368/8. (Testo modificato nel corso della seduta) Marazziti, Realacci, Miotto, Bruno, Bossio.

9/4368/14. (Testo modificato nel corso della seduta) Fossati, Laforgia, Murer, Fontanelli, Nicchi, Sannicandro, Rostan, Leva, Martelli

9/4368/15. Beni, Palese

9/4368/18. Mattiello

9/4368/34. (Testo modificato nel corso della seduta) Baroni, Ferraresi, Sarti, Agostinelli, Bonafede, Businarolo, Colletti.

Per leggere il testo degli Ordini del Giorno vedi allegato o vai al link http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/assemblea/html/sed0813/leg.17.sed0813.allegato_a.pdf