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Venerdì 28 settembre a Roma la presentazione del libro di Carlo Miccio "La trappola del fuorigioco" edito da Alphabeta 2017. Dialogheranno con l'autore Claudia Demichelis, dottore di ricerca in etnoantropologia, Alessia De Stefano, psichiatra, psicoterapeuta, dottore di ricerca in psichiatria, dirigente medico Asl Roma 4, modera Tommaso Losavio, psichiatra, membro del comitato scientifico della Fondazione Basaglia. L'appuntamento è dalle 17.30 alle 19 nella Sala convegni presso i CSV del Lazio Cesv e Spes in via Liberiana 17. L'evento è stato organizzato dalla Fondazione Basaglia con l'Associazione Volontari Ospedalieri onlus Roma, con il supporto di Volontariato CSV Lazio. 

Per informazioni è possibile contattare Filomena Murreli, 06491340, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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In due appelli distinti, le realtà della Salute Mentale e gli Urbanisti romani si pronunciano contro l’accordo tra Regione e Comune sul S.Maria della Pietà.

Il primo appello è delle realtà della Salute Mentale regionale, associazioni di volontariato, dei familiari, pezzi significativi della storia e della memoria della battaglia per l’apertura dei manicomi, a 40 anni dall’approvazione della Legge 180.
Nell’appello si ricorda che i redditi degli Ex Ospedali Psichiatrici devono essere investiti, per Legge, nei progetti regionali di Salute Mentale, cosa che non è mai avvenuta e che, oggi, con il ventilato accordo Regione-Comune rischia di sfumare per sempre.
Ricostituire un polo sanitario con particolare propensione per le patologie mentali, le dipendenze, la disabilità significherebbe lavorare contro lo spirito e i contenuti delle norme di riforma psichiatrica.”

Il secondo appello, raccoglie, invece, le voci di alcuni fra gli urbanisti storici della città e di realtà ambientaliste e per la difesa dei territori.
La critica al Piano di “città della Salute” è durissima: “Lontane anni luce dai bisogni e dalle proposte dei cittadini, le istituzioni stanno procedendo alla realizzazione di una assurda centralità urbana: un Municipio con intorno un Polo Sanitario. Una pianificazione “non sense” legata ad interessi altri da quelli della città”. E concludono con: “Non si facciano accordi infausti, le istituzioni si aprano agli strumenti partecipativi con l’ascolto, l’informazione, e il coinvolgimento rispettando il Regolamento della Partecipazione e le norme del PRG ancora vigenti“.


S.Maria della Pietà
Appello al Presidente Zingaretti, alla Sindaca Raggi, al Presidente Campagna

Vi scriviamo per ricordarvi che le scelte sull’utilizzo del Complesso S. Maria della Pietà non possono essere fatte senza tener conto del percorso di chiusura degli ospedali psichiatrici e soprattutto delle regole e delle normative che riguardano il loro riutilizzo e la loro produzione di reddito.
Stiamo parlando dell’ex Manicomio di Roma, luogo simbolo, prima dell’orrore dell’istituzione totale e poi della battaglia di liberazione che ha portato alla legge di riforma psichiatrica più avanzata del mondo, la Legge n.180, 13 maggio 1978, inglobata successivamente dalla Legge n.833, 23 dicembre 1978 “Riordino del Sistema Sanitario Nazionale”.
I ritardi presentati dalle Regioni nell’attuazione della chiusura degli ospedali psichiatrici e nell’attivazione di servizi territoriali, hanno reso necessario
stabilire un criterio di “risarcimento” tanto che i Governi che si sono avvicendati negli anni lo hanno ribadito e fissato con norme nelle diverse leggi finanziarie. “ I beni mobili ed immobili degli Ospedali Psichiatrici dismessi possono essere utilizzati per attività di carattere sanitario purché diverse dalla prestazione di Servizi per la salute mentale… … ed essere destinati alla produzione di reddito per finanziare quanto previsto dal Progetto Obiettivo Nazionale tutela e promozione della salute mentale.
L’insieme del quadro normativo nazionale e regionale, sia concettualmente sia materialmente, è stato totalmente disatteso da quel dicembre 1999 in cui l’ultimo paziente ha lasciato il S. Maria della Pietà.

Ricordiamo che non un reddito prodotto dal Complesso S. Maria della Pietà (come ad esempio gli affitti per le sedi amministrative), è stato riversato nei Progetti per la Salute Mentale.

Ed ancora che una serie di realizzazioni fatte con soldi pubblici che avrebbero potuto attrarre risorse sono state smantellate. E’ il caso degli Ostelli e della mensa realizzati per il Giubileo 2000, smantellati nel 2003, con l’aggravante che in quelle strutture operavano anche cooperative integrate a cui, quindi, è stata sottratta anche una possibilità di lavoro e di integrazione.

Inoltre la ASL Roma1, a cui è stata completamente delegata la gestione del bene, ha reintrodotto Servizi di carattere psichiatrico (anche nei padiglioni destinati ad ostello) in contrasto con la normativa vigente.

Oggi cogliamo con grande preoccupazione la determinazione della Regione Lazio a realizzare la “città della salute e del benessere” lasciando alla ASL Roma1 la gestione e la proprietà del Complesso.

Questa ipotesi progettuale non tiene minimamente conto degli obblighi di legge ed in particolare della Legge n.388, 23 dicembre 2000 art.98 comma 3 (utilizzo rendita derivante ex OP), non individua alcuno strumento con il quale destinare i redditi prodotti ai Progetti per la Salute Mentale e rischia di accreditare l’operato della ASL Roma1 volto a trasferire dei Servizi e delle strutture residenziali afferenti al Dipartimento di salute mentale all’interno del Complesso.

Ricostituire un polo sanitario con particolare propensione per le patologie mentali, le dipendenze, la disabilità significherebbe lavorare contro lo spirito e i contenuti delle norme di riforma psichiatrica.

Tanto più tutto questo è grave in un momento in cui il sistema pubblico di Servizi per la salute mentale della Regione è in crisi drammatica e che nel dibattito nazionale c’è chi promuove la cancellazione della Legge di riforma psichiatrica.

Il movimento associativo e migliaia di cittadini hanno promosso, negli anni, con competenza e determinazione un uso socioculturale del Complesso S. Maria della Pietà, per rispondere ai bisogni della cittadinanza ed insieme per rispettare le regole e le leggi vigenti.

Vi chiediamo di ascoltare.

I primi firmatari:

Daniela Pezzi, Presidente Consulta Regionale Salute Mentale; Maria Grazia Giannichedda, Presidente Fondazione Franca e Franco Basaglia; Marinella Cornacchia, Presidente ARESAM (Associazione Regionale Salute Mentale; Maria Antonietta Buonagurio, Presidente dell'A.R.A.P. (Associazione per la Riforma dell'Assistenza Psichiatrica); Giacomo Nicastro DI.PSI.GRA (Difesa Ammalati Psichici Gravi Italiana -Onlus); Elena De Sanctis Gentili, Presidente Associazione di Familiari per la Salute mentale "Oltre le Barriere"; Silvia Gnetti, Cittadinanza Attiva; Valentina Calderone, direttrice di “A Buon Diritto”; Lotario Turini,Presidente Associazione Solaris; Giovanna Penati, Associazione di Volontariato Scalea 93

APPELLO    

per fermare il Protocollo tra Regione, Comune, Città Metropolitana e Asl Rm1

Il S. Maria della Pietà, emblema di una città possibile

Il progetto di sanitarizzazione del complesso di S. Maria della Pietà, perseguito da Regione ed ASL e oggi sottoposto alla firma del Comune e della Città Metropolitana, rischia di chiudere nel peggiore dei modi un esperimento di partecipazione democratica e civile straordinario, durato per oltre 20 anni.

Il Santa Maria della Pietà è una Centralità urbana del Piano Regolatore. Vuol dire un polo di interesse sociale e pubblico, un punto di riferimento per quella che doveva essere la “città policentrica”.

Perché le Centralità Urbane questo sarebbero dovute essere piuttosto che semplici aree di sviluppo edilizio.

La straordinaria battaglia dei cittadini, sul S. Maria della Pietà ha permesso, già nel 2003, in sede di discussione del nuovo Piano Regolatore, di rendere il S. Maria della Pietà l’unica Centralità completamente pubblica e priva di progetti edificatori.

Un luogo storico, di grande qualità ambientale ed architettonica, con una valenza simbolica eccezionale, simbolo della “rivoluzione basagliana”, con la chiusura del Manicomio.

Un luogo intorno a cui si sono mobilitate le energie e le intelligenze di centinaia di cittadini consapevoli per un lunghissimo tempo.

Il S.Maria della Pietà è stato il simbolo di una possibilità, la costruzione di una pianificazione urbana partecipata, pensata, sociale.

Occasione già sfiorata e persa più volte come nella gestione istituzionale delle opere del Giubileo 2000.

Oggi, gli accordi istituzionali, stanno rappresentando l’ennesimo schiaffo alla progettualità diffusa e democratica.

Lontane anni luce dai bisogni e dalle proposte dei cittadini, le istituzioni stanno procedendo alla realizzazione di una assurda centralità urbana: un Municipio con intorno un Polo Sanitario. Una pianificazione “non sense” legata ad interessi altri da quelli della città che vede ancora tante strutture ospedaliere vuote da anni ed in grave degrado.

Il S. Maria poteva essere la prima Centralità in cui, davvero, si sarebbe potuta sperimentare la pianificazione urbana prevista dal Piano Regolatore e troppo spesso scavalcata, elusa, deformata dalla subalternità agli interessi economici.

C’è il luogo, la storia ed una Comunità consapevole e competente, ci sono le regole e gli strumenti formali per fare del S.Maria della Pietà un luogo pubblico di aggregazione, cultura, formazione, servizi di livello Europeo.

C’è anche una Delibera Comunale proposta dai cittadini e raccolta dal Consiglio votata nel 2015 da consiglieri di maggioranza e opposizione.

E c’è una Proposta di Legge Regionale presentata da 12.000 cittadini.

Ci sono infine le norme tecniche del PRG da rispettare sull’attuazione delle Centralità che il Protocollo proposto rende inutili.

Ci appelliamo al Comune di Roma, alla Città Metropolitana ed alla Regione Lazio perché non si perda questa ennesima occasione.

Non si facciano accordi infausti, le istituzioni si aprano agli strumenti partecipativi con l’ascolto, l’informazione, e il coinvolgimento rispettando il Regolamento della Partecipazione e le norme del PRG ancora vigenti.

Primi firmatari:
Mirella Belvisi, Vezio De Lucia, Enzo Scandurra, Carlo Cellamare, Vittorio Emiliani, Paolo Berdini, Vittorio Sartogo, Angelo Zola, Piero Bevilacqua, Antonio Castronovi, Gaia Pallottino, Bernardo Rossi Doria, Mimmo Rizzuti, Riccardo Troisi, Gualtiero Alunni, Cristiana Scotti Mancinelli, Alfonso Perrotta, Marcello Paolozza, Alberto Benzoni, Francesco Sanvitto.

Sabato 26 maggio a Roma il Roman Soul Fest 2018! A 40 anni dalla legge Basaglia la seconda edizione del festival "siamo matti per la musica": oltre il muro dell'apparenza, dedicato all'integrazione tra band nate nei dipartimenti di salute mentale, comunità, centri diurni e band emergenti del panorama musicale romano. L'appuntamento è al Teatro Marconi alle ore 17:30

«La Fondazione Franca e Franco Basaglia partecipa al festival»‚ ha dichiarato la Presidente Maria Grazia Giannichedda «per almeno due ragioni: la buona musica fa bene a tutti‚ sia quando si è sani‚ sia quando si è malati; e fare buona musica è un valore ulteriore‚ perché sei protagonista della tua passione‚ e avere passioni ed essere protagonisti della propria vita fa bene‚ a tutti‚ tanto più quando si vive un momento‚ una situazione difficile come il disturbo mentale. Il festival è una bella iniziativa in cui non sarà facile distinguere chi sta seguendo una cura mentale e chi no: staremo tutti insieme a godere buona musica. Ed è questo che fa bene. A tutti».

Conduce la serata Paola De Angelis.

Ore 17.30‚ proiezione videoFranco Basaglia: un’antologia visiva”a cura di Massimiliano Carboni

Ore 18.30‚ live performance:

Illusioni Ottime – Geeskoff

Letizia Drums – Musica in Cammino

Karly Ensemble

FerMenti – Pezzi di Ricambio

Danilo & Sons’s Friends Band

Rehabbey Road

Interventi

Carolina Di Domenico (speaker di Radio2)‚ Massimo Carrano (percussionista)‚ Simona Banchi (regista e coordinatrice sezione multimediale Officine Pasolini) Alessandro D’Orazi (musicista e leader gruppo ‘Ciao Rino’‚ direttore della scuolaSotto i raggi del Sol”‚ aperta insieme a Edoardo Vianello)‚ Maria Grazia Giannichedda (Presidente Fondazione Franca e Franco Basaglia)‚ Tommaso Losavio (psichiatra‚ ex Direttore Santa Maria della Pietà).

 

Il 7giugno a Roma la seconda iniziativa della Fondazione Basaglia e del Centro Servizi per il Volontariato: la presentazione del libro "Il bambino dalle braccia larghe" di Carlo Gnetti (Ediesse, 2010). L'appuntamento è alle 17.30 presso la Sala Convegni Cesv del Lazio Cesv e Spes in via Liberiana 17. Sarà presente l'autore e dialogheranno con lui Tommaso Losavio, psichiatra e direttore del progetto di chiusura dell'ospedale Santa Maria della Pietà, Antonietta Di Cesare, psicologa e coordinatrice supporto all'abitare presso DSM ASL Roma 2, Francesca Montagni e Maria Rosaria Barbera, assistenti sociali coordinatrici dell'assistenza domiciliare programmata presso DSM ASL Roma1, ex E. A moderare l'incontro Paola Capoleva, presidente Cesv Lazio.

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A Venezia dal 17 al 20 maggio il Festival dei matti IX edizione - A Margine. Abitare i luoghi comuni.

Si parlerà del fatto che follia (quale che sia il senso che diamo a questa parola) è da sempre l’effetto di una messa a margine, a fondo pagina di discorsi che reggono soltanto bandendo il fuori campo. Una questione di spazi separati, dislocazioni non scelte, forzati trasferimenti, sradicamenti. Si parlerà di quei luoghi comuni - ideologie e pregiudizi - che chiudono i dialoghi, innalzano muri, barriere intransitabili, spazi chiusi che nulla hanno di comune e del dolore dell’essere spinti fuori gioco; ma anche delle condizioni che rendono inabitabili o abitabili i contesti, della cura che occorre perché sia possibile abitare da soggetti il dentro e il fuori, luoghi comuni, territori condivisi, comunità materiali e immateriali, garantendo a pieno la cittadinanza come chiede la legge 180, a quarant’anni dalla sua emanazione. Come note a margine che riaprono i discorsi.

Con fame di casa

a forza di sogni mi sveglio

e stupisco: di colpo

ci è cresciuta una casa

intorno al cuore

  1. Meher, Notizie dall’esilio

La nona edizione del Festival dei Matti, “A margine. Abitare luoghi comuni” che si svolgerà nei giorni 17-20 maggio, proverà a raccontare i luoghi della messa a margine –fisica, ideologica, simbolica- che la “ragione” riserva alla follia ma anche la storia degli smottamenti che a partire dagli anni 60 scuotono il terreno di quella presa di distanza. 

Giovedì 17 maggio alle ore 18.00 nella Cfz, la biblioteca di Ca’ Foscari alle Zattere, dopo i saluti istituzionali, partiremo dagli anni 70, dal cuore in fermento del manicomio romano di Santa Maria della Pietà, un inferno che si spegne dall’interno perché qualcuno comincia a cancellarlo, infrangendone i divieti, rovesciandone gli assiomi: infermieri e matti alleati in un gesto eversivo -l’occupazione del Padiglione 25- che ribalta la scena dell’internamento. Lo racconteranno il film e il libro di Massimiliano Carboni e Claudia Demichelis e le parole di Vincenzo Boatta, uno di quei protagonisti, in un incontro con Mariagrazia Giannichedda, presidente della Fondazione Franca e Franco Basaglia e a Riccardo Ierna, del Centro Marco Cavallo di Latiano.

Saranno gli studenti del liceo Foscarini ad aprire la giornata di venerdi 19 maggio alle ore 10.30 nel Chiostro della loro scuola e a dialogare con Giovanna Del Giudice e Riccardo Ierna, basagliani di diverse generazioni, in un incontro intitolato Abitare le contraddizioni: la lezione di Franco Basaglia sulla storia di questa rivoluzione culturale, sulle contraddizioni che restano ancora da abitare per scansarsi da un ordine del mondo costruito sempre a dispetto di qualcuno.

Un ordine che detta regole e ordisce trappole per chi ne prenda troppo sul serio le parole, i gesti, le figure rischiando poi di ammalarsi di paura e di venir risucchiato dentro al fuorigioco. Le pagine del romanzo di Carlo Miccio uscito per la collana 180 diretta da Peppe Dell’Acqua ci condurranno in un immaginario ma possibilissimo universo familiare in cui l’impazzire, più che di molecole sbandate, si svela impastato da tutt’altro: paura, rabbia, povertà, calcio, comunismo, parole non dette, distanze congelate.       

Di luoghi inventati per la dannazione torneremo a parlare alle 16.00 in un incontro intitolato Disabitare luoghi comuni che prende spunto dal libro inchiesta di Antonio Esposito e Stefano Dell’Aquila dedicato alla Storia di Antonia, morta in un letto di contenzione per le ustioni riportate in un incendio da lei stessa provocato per protesta per essere legata  da 43 giorni nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Pozzuoli nel 1974. Un crimine di pace, che ne riecheggia molti altri anche recentissimi ma oggi drammaticamente ignorati dal mondo dell’informazione, che   allora invece provocò un vero e proprio dibattito politico sulle più importanti testate giornalistiche dell’epoca. Ce ne chiederemo le ragioni insieme agli autori del libro, alla psichiatra Giovanna del Giudice e ai giornalisti Giuseppe Giulietti e a Gianluca Amadori. (Questo evento è stato  accreditato per la formazione dei giornalisti)

Chi è matto, chi non lo è, cosa accadrebbe se smettessimo finalmente di pensare per opposti e riconoscessimo di appartenere a entrambe queste dimensioni? Cosa raccontano le periferie delle nostre roboanti certezze su noi stessi? Cosa ci svela il margine, il luogo non luogo in cui il mondo condiviso perde consistenza, quali tentazioni, quali tribolazioni ci prendono per mano ogni volta che costeggiamo quella soglia?  Punti di fuga, vertigini, rimpatri, saranno le voci poetiche di Cristina Donà e di Anna Toscano a raccontare come si possa Disabitare il mondo e ritrovare “il senso delle cose con parole silenziose” nel Chiostro dei Crociferi alle ore 18.00.

Sulla scorta di queste stesse  domande, a chiudere la giornata di venerdi alle ore 21.00  sarà poi l’ l’incontro letterario intitolato Abitare la lingua:  Gianni Montieri  dialogherà con gli scrittori  Giordano Meacci e Tiziano Scarpa, entrambi maestri di un modo di abitare le parole -  quelle sature della normalità, quelle inventate della follia - che ci aiuta a riappropriarcene come sarebbe desiderabile accadesse con gli spazi privati e pubblici del nostro vivere per non restarne inconsapevolmente imprigionati.

La giornata di sabato 19 maggio si porterà nello splendido spazio del Teatrino di Palazzo Grassi. Molti gli incontri previsti: nel primo, la mattina alle 10 e trenta dal titolo Abitare l’impossibile, con la sociologa Maria Grazia Giannichedda e lo psichiatra Peppe Dell’Acqua, ragioneremo sull’attualità dei testi di Franco Basaglia ( di recente ripubblicati da  il Saggiatore, da  Baldini Castoldi e da Raffaello Cortina) sul valore di un’opera che non smette di insegnarci  che l’impossibile può diventare possibile se continuiamo a lavorare per trasformare la realtà tenendo presente la soggettività di tutti, barattando l’utopia con il reale, facendo dell’utopia della realtà.

Nel secondo appuntamento, alle ore 12, Luoghi a perdere, luoghi da riabitare, la scrittrice Carmen Pellegrino e l’architetta Giuseppina Scavuzzo parleranno di margini, di terre dove l’abitare si dirada, dove l’umanità si perde e si cancella, ma anche delle strade che quei luoghi talvolta partoriscono,  di sogni venuti dal vuoto, di appartenenze cresciute nell’ assenza. Come può accadere nell’ex manicomio di Gorizia o sulla casa galleggiante dell’esilio volontario di Lulù, la giovane donna dell’ultimo romanzo di Pellegrino.

Il pomeriggio di sabato alle ore 16.30 sarà un lungo incontro intitolato Deportazioni interamente dedicato al lavoro di Mariella Mehr, poetessa svizzera di origini jenisch che da bambina e adolescente fu vittima del programma eugenetico “Kinder der Landstrasse”, che ha poi contribuito a smantellare.  Dopo la proiezione di Dove cadono le ombre, il film che la regista Valentina Pedicini ha costruito ispirandosi alla sua storia e ai suoi romanzi, incontreremo la regista insieme ad Anna Ruchat traduttrice della Mehr e al poeta e violinista Michele Gazich per parlare delle vite sommerse di chi ha avuto in sorte la notte e di appelli ancora in attesa di essere ascoltati. Chiuderà l’incontro un breve intervento musicale di Michele Gazich accompagnato da Marco Lamberti.

L’ultimo appuntamento della giornata alle ore 21.00 sarà Abitare luoghi comuni, con Massimo Cirri, conduttore di Caterpillar, che dialogherà con Flavio Favelli e Franco La Cecla, un artista e un antropologo per leggere la valenza politica dei luoghi comuni a partire dalle traiettorie di soggettivazione degli spazi che il lavoro di Favelli mette in scena sottraendo gli oggetti alla deriva, all'anonimato, al silenziamento a cui, come molti uomini, sembrano inesorabilmente destinati.

La giornata di domenica 20 maggio si aprirà alle ore 10.00 con il laboratorio di teatro/danza Tanto scappo lo stesso curato dal regista Mattia Berto e dalla ballerina  Serena Ballarin  ispirato all’omonimo “romanzo di una matta” di Alice Banfi, la storia di un testardo e sfrontato corpo a corpo nei luoghi-carcere di quella  psichiatria che ancora non ha smesso di legare i corpi e di incatenare le vite a sentenze e condanne senza scampo. Ne vedremo gli esiti nel pomeriggio alle ore 18,30 in una performance condivisa sulla fuga, drammatica vitale e persino scanzonata da letti di contenzione, reparti chiusi e pensieri senza via d’uscita.

Al pomeriggio alle ore 16.00 l’incontro conclusivo Abitare possibile, abitare impossibile: oltre i luoghi non luoghi della psichiatria: un confronto tra Stefano Cecconi, Gisella Trincas, Carlo Minervini, Riccardo Ierna, Thomas Emmenegger familiari, operatori, politici, cooperativisti, per raccontare i cantieri della salute mentale oggi, i luoghi dove abitare non è più uno stare per sparire e rassicurare qualcun altro e la vita non è l’effetto di una messa a margine. E dove i discorsi si riaprono.

A chiudere il Festival sarà infine la vita sospesa chissà dove di Letizia Forever, spettacolo teatrale con Salvatore Nocera, testo e regia di Rosario Palazzolo; un monologo che sfonda le parole, la lingua, l’identità e ci trattiene nel corpo di una storia che si fa e si disfa, forse come tutte le storie, sul confine impreciso e mobile che separa e unisce senza tregua ragione e follia, normalità e devianza. Il centro e le periferie.

A margine, lo crediamo dall’inizio, i luoghi possono tornare comuni, fare comunità, restituire cittadinanza.  Vorremmo partire da qui.

Produzione e organizzazione: Cooperativa Con-tatto

Curatrice: Anna Poma

Comitato scientifico: Giovanna Del Giudice, Gianni Montieri, Anna Poma, Gianfranco Rizzetto

In collaborazione con: Comune di Venezia, Forum Salute Mentale, ConfBasaglia, Marco Polo BookStore, Mpg cultura, Palazzo Grassi-Punta della Dogana, Poetarum Silva, Università Ca’ Foscari, StopOpg

Si ringraziano per il sostegno: Cgil Veneto, Cgil, Fondazione Franca e Franco Basaglia, Scuola Grande di San Teodoro, Coop Alleanza3.0, Al Nono Risorto, Liceo Foscarini, Baldini&Castoldi, Il Saggiatore, We_Crociferi, Circle Milano, Ruzzini Palace Hotel, Hotel Flora, Liassidi Palace Hotel.

I luoghi del Festival

Ca’ Foscari  CFZ, Cultural Flow Zone Dorsoduro 1392 Fermata Zattere - S. Basilio

Chiostro del Liceo Foscarini Calle Foscarini 4951 Fermata Ca’ d’Oro - F. Nove

Chiostro We_Crociferi Campo dei Gesuiti, Cannaregio 4878 Fermata Ca’ d’Oro - F. Nove

Teatrino di Palazzo Grassi San Samuele 3260 Fermata S. Samuele

Teatrino e Parco Groggia  Cannaregio 3151 Fermata Sant’Alvise

 

Tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero fatta eccezione per lo spettacolo teatrale Letizia forever di domenica 20 maggio (entrata 10 euro). Informazioni sul sito www.mpgcultura.it  e alla Pagina Facebook mpgcultura. Prenotazioni per spettacolo e laboratorio di domenica mattina al n. 3298407362 a partire da mercoledì 16 maggio 2017.

Ufficio Stampa: Chiara Vedovetto tel. 3491692486

Info

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tel.338 8603921/ 333 5286990

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